
Il gemellaggio fra Assisi e Santiago de Compostela è cosa buona e giusta.
Per tanti motivi: innanzitutto perché sono due città di primaria importanza per la civiltà cattolica; poi perché - a quanto sembra - lo stesso san Francesco mise in collegamento Assisi e Santiago, andando in pellegrinaggio nella città dell'Apostolo. Inoltre la Galizia e l'Umbria hanno molti aspetti in comune: il verde, l'andamento sinuoso del territorio, i boschi, la dimensione provinciale delle città.
Per non parlare delle popolazioni: i galiziani sono parchi, riservati e un po' malmostosi, proprio come noi umbri; lenti e riflessivi, meditativi e concreti.
Tutto bene all'apparenza. Ma i gemellaggi dovrebbero essere innanzitutto gemellaggi di popoli, l'occasione per mettere in comunicazione e creare un confronto virtuoso, culturale e solidale fra cittadinanze.
Non ci pare che questa sia la strada intrapresa dall'Amministrazione comunale di Assisi: abbiamo finora assistito a operazioni trombonesche, fatte di nastri, protocolli e discorsi di circostanza.
Assisi, tanto per cominciare, non ha ancora un luogo di accoglienza per i pellegrini sull'esempio degli hospitales spagnoli; gli amministratori comunali non sanno - se non per sentito dire - cosa sia il Camino de Santiago, non ne conoscono lo spirito, né i principi ispiratori. Ne hanno già dato dimostrazione circa un anno fa nel corso di un convegno organizzato da Claudio Campodifiori, proprio sul tema del pellegrinaggio a piedi.
Dulcis in fundo, proprio nell'imminenza dell'accordo di gemellaggio fra le città dell'apostolo Giacomo e del mendìco Francesco il sindaco Ricci ha voluto emanare un'ordinanza che allontana dalle chiese e dalla città mendicanti e quanti chiedono carità.
I pellegrini, talvolta, sono anche mendicanti. Anzi lo spirito che anima il pellegrino di Santiago è proprio quello del mendicante: si appresta al cammino spirituale confidando nell'altrui carità. Come Francesco, appunto.
Carlo Cianetti

Durante la seduta del consiglio comunale del 13 maggio 2008 l'assessore al turismo, Leonardo Paoletti, ha salutato con favore e con particolare fervore l'apertura da parte dei Frati della Basilica Superiore di S. Francesco durante le scene di Parte de Sotto, atto che fa ben sperare per future sinergie con i Convetuali.
Chissà a che cosa pensava, se all'ultima consonanza sull'ordinanza anti mendicità e, soprattutto, a che titolo parlava.
Sarà stato come assessore al turismo con delega anche per il calendimaggio; oppure, come membro dell'ente di calendimaggio; o meglio, come partaiolo della Magnifica Parte de Sotto.
Ieri sera Ricci si aggirava per le scene della Parte de Sotto, fiero del suo vestito da paggetto, con fare smagato e solitario

O venivano da Marte o non leggono i giornali e non vedono la televisione, comunque non erano stati informati.
Ci riferiamo ai due o più rapinatori dell'ufficio postale del centro storico, che a memoria d'uomo é la prima volta che viene rapinato.
L'ha saputo tutto il mondo che per garantire la sicurezza dei cittadini il sindaco Ricci ha sconfessato S. Francesco.
Invece loro si sono messi in testa di fare una rapina proprio ora che il sindaco ha emanato un'ordinanza contro gli accattoni, che sono il problema principale per la sicurezza della città.
Proprio ora che ci sono sessanta telecamere (sembrano i carri armati della buonanima per quante volte vegono conteggiate), che dovrebbero tutto riprendere (tranne i bersagli sensibili) ed evitare ogni atto criminoso.
Proprio ora che a fronte del dimezzamento del corpo di polizia municipale, l'amministrazione ha indetto il concorso per un (1) posto, in cui nessuno sarebbe stato ammesso all'orale.
Proprio ora che la sicurezza è al primo punto delle priorità dell'azione amminsitrativa e per questo si continuano a costruire quartieri dormitorio, che possono diventare covi di malintenzionati.
Non ci pare giusto, potevano aspettare che tutte queste inziative concrete si fossero "ottimizzate", avrebbero provato più gusto a fare la rapina, mentre ora ci hanno dimostrato solo che il re é nudo.
Oggi un troupe di Mediaset si aggirava per le vie di Assisi a chiedere a commercianti, cittadini e turisti cosa pensassero dell'ordinanza del sindaco sui mendicanti.
Mediaset-Berlusconi-Forza Italia-Ricci: ci aspettiamo un servizio risarcitorio dell'azienda Mediaset dopo che quei mariuoli delle "Iene" hanno ridicolizzato Ricci.
Il corto circuito politica-informazione, ai tempi di Berlusconi, funziona proprio così: se un'amministrazione comunale amica è in difficoltà il problema viene presto risolto. Telefonata a Confalonieri (o chi per lui), che subito sguinzaglia uno dei giornalisti del TG5, TG4 o Studio Aperto.
Il servizio, immaginiamo, servirà a dimostrare che la gente è con il suo sindaco e che la città è amministrata bene, in sintonia con la gran parte dei cittadini e che dietro ogni mendicante si nasconde un pericoloso delinquente.
E siccome lo dice la televisione vuol dire che è vero.

Le Iene, stasera, hanno cojonato Assisi e il suo sindaco per l'ordinanza contro i mendicanti. Hanno raccomandato ad un ipotetico san Francesco dei nostri giorni di presentarsi più ricco e meglio vestito. Perché oggi ad Assisi non c'è più spazio per i poverelli e mal conciati.
Al tempo stesso i dati 2007 sul turismo dicono che le presenze sono più o meno le stesse dell'anno precedente. Hanno fatto maggiori affari soprattutto i campeggi e l'ostello della gioventù. Vale a dire sono aumentati coloro che possono spendere poco o niente.
Ma ad Assisi nessuno pensa ad una politica di promozione e incentivazione del turismo. Si continuano a buttare soldi su parcheggi e inutili lavori pubblici.Oltre alle opere maestose di Santa Maria degli Angeli, avremo altri parcheggi: Mojano è gia funzionante, presto verrà costruito quello di San Pietro e domani quello di Porta Nuova.
Rischiano di diventare cattedrali nel deserto al servizio di un turismo un po' accattone, che non genera ricchezza, né cultura.
Il territorio subisce una continua cementificazione: lottizzazioni utili solo alla speculazione edilizia bruciano la natura e la salute dei cittadini.
Questo è il "Nuovo Rinascimento" di Assisi. Ovvero la svendita dell'argenteria di casa per un profitto immediato, a favore di pochi clienti e a danno di tutta la comunità.

E’ annunciata da parte del Comune per oggi pomeriggio, con gran spiegamento di chiarine, la presentazione di una pubblicazione intitolata “Il Nuovo Rinascimento di Assisi”, che si può equiparare ad un Eco del Subasio edizione maior, solo molto più costosa.
Questa celebrazione di se stessi dovrebbe essere stata immaginata per un’altra festosa occasione, rappresentata dalla candidatura al Senato del nostro vice sindaco, ma vista la trombatura, si è pensato di non sprecare niente e si è riciclato l’evento in una festa casareccia, invitando però come relatori ospiti prestigiosi che vengono da fuori.
Se a Brunelleschi, quello che ha fatto la cupola del duomo di Firenze, gli avessero detto tu sei il protagonista del rinascimento fiorentino, si sarebbe probabilmente schermito.
Eppure quel gioiello di architettura non era l’unico merito di quell’artista.
Invece ad Assisi i fautori del PUC di S. Maria degli Angeli ed i manganellatori di mendicanti si sentono i rifondatori del nuovo ordine estetico ed etico mondiale, i protagonisti di un nuovo rinascimento.
Che spudoratezza, i segni urbanistici del loro passaggio sono davanti agli occhi di tutti (oltre cinquecentomila metri cubi di costruzioni solo negli ultimi due anni) e lasceranno segni indelebili per le future generazioni e loro pensano di essere Leon Battista Alberti, il loro pensiero politico è apprezzato solo dai loro clienti elettorali ed essi credono di essere Machiavelli (non si identificano in Leonardo Bruni o Francesco Filelfo perché non sanno chi siano).
Basta vivere in questo comune e guardarsi intorno senza farsi ottundere il cervello dalla propaganda, per capire che Assisi sta cambiando, ma in peggio, ed i turisti più attenti se ne vanno verso altre mete, sempre meno attratti da un’offerta scadente e in regresso.
Gli abusi sul territorio patrimonio mondiale dell’umanità, più cementificato di Bastia, vengono spacciati come segno di progresso.
Spiace dover parlare così di chi ti amministra, e non lo si fa per partito preso, ma se un po’ di modestia avesse accompagnato gli errori, forse irreversibili a danno di una città unica, nessuno gli avrebbe negato comprensione.
Ma se all’arroganza, allo sprezzo, alla negazione dei valori che dicono di inalberare, all’ignoranza, si sovrappone la pretesa di essere lodati come eroi della cultura, allora la provocazione va raccolta fino in fondo, sbattendogli in faccia l’incapacità rivestita di malafede, con la speranza di rompere le fila dei servi sciocchi osannanti, pur non pretendendo di aprire loro gli occhi, ma insinuando almeno il tarlo del dubbio.


OPERE STORICHE ED INFINITE
Ricordate l’urgenza con cui è stato aperto il cantiere di Via De Gasperi a S. Maria degli Angeli.
Avvenne alla vigilia di Natale del 2007, si veda il nostro post del 17 dicembre, in spregio alle necessità dei negozianti della via, che vedevano compromessi i loro affari in un momento molto favorevole per il commercio.
Fu detto che era assolutamente necessario aprire il cantiere in quel momento, perché così i lavori sarebbero terminati prima dell’inizio della stagione turistica.
Siamo arrivati a maggio e della fine dei lavori non se ne parla.
A parere di molti angelani e commercianti quella strada in pietra, almeno dalla fine della piazza, non era assolutamente necessaria.
Se consideriamo che è stato speso oltre mezzo miliardo di vecchie lire, si può concludere che in questo caso la giunta del fare ha fatto sì, ma non gli é venuto troppo bene.

Questo Primo Maggio 2008, nella città di San Francesco, noi della Mongolfiera lo dedichiamo ai negletti. Ai lavoratori che svolgono i mestieri più difficili e duri, a quelli che ogni giorno rischiano la vità per portare a casa un tozzo di pane, ai mendicanti che affidano alla generosità degli altri il loro pasto quotidiano, a quanti non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.
Le forze di destra hanno sbattuto il "mostro" immigrato in prima pagina. Lo hanno additato come responsabile maggiore dei nostri mali: è lui che commette crimini, è lui che ci porta via il lavoro, è lui che occupa le case popolari. Ognuno di noi conosce molte persone straniere, venute in Italia in cerca di lavoro. Gran parte di loro sono persone perbene. Fanno molti mestieri che a noi non piacciono, pagano le tasse, si comportano nel rispetto delle nostre regole. Poi ci sono i criminali, fra questi alcuni immigrati. Crediamo che vadano condannati per i loro reati e alla fine della pena debbano essere rispediti nel loro paese d'origine. Chi rompe il patto di ospitalità deve subirne le conseguenze. Crediamo anche che non si possa accettare un'immigrazione indiscriminata.
Ricordiamoci, però, di non usare la doppia morale nei confronti degli stranieri: chi si comporta correttamente deve avere gli stessi nostri diritti, compreso quello di votare e scegliere l'amministrazione della città nella quale vivono. Non possiamo essere tolleranti nei confronti del rumeno che lavora in fonderia e razzisti nei confronti dello stesso rumeno che chiede una casa popolare.
I mendicanti, nella nostra città, sono pochi.Molti di questi li conosciamo per nome, sono veri mendicanti, pacifici, non fanno male a nessuno. Dalla nostra generosità dipende la loro vita. Fra questi mendicanti ci sono alcuni ordini religiosi: le Clarisse per esempio. Tuttora vivono di elemosina, mangiano quel che la gente gli dona. Loro sì, possono mendicare, non procurano discredito alla città. Loro hanno la possibilità di elemosinare rimanendo nel bel convento di Santa Chiara. Le rispettiamo, ma ammiriamo di più chi, per sopravvivere, è costretto ad allungare la mano e mostrare la faccia della povertà e della disperazione.

Il Sindaco ha guadagnato le pagine di importanti quotidiani nazionali con la storia dell’ordinanza sui mendicanti.
Visto i tempi che corriamo questo potrebbe fargli guadagnare qualche punto in sede locale, ma ne farà perdere molti alla città in sede nazionale ed internazionale, togliendole quell’aura di città della tolleranza e di culla del francescanesimo mite.
Per giustificare il proprio operato, abbiamo assistito da parte di Ricci al solito affastellamento di interventi che dovrebbero garantire una maggiore sicurezza del territorio, questioni che poco hanno a che fare con i mendicanti e quelli che si siedono vicino alle chiese o ai monumenti.
Quello della sicurezza è un nervo scoperto dell’amministrazione comunale, perché non riesce a dare riposte concrete ed efficaci al maggior bisogno di sicurezza dei cittadini.
La riposta non può essere quella dei volontari per Assisi, di cui ad oggi non si conosce alcun intervento di allerta delle forze dell’ordine, né quella delle telecamere, per centinaia di migliaia di euro, che non hanno avuto per anni una centrale operativa.
La prevenzione si fa con il controllo del territorio, che non si può fare se i vigili urbani sono sempre meno e destinati esclusivamente al controllo del traffico, e non al controllo del rispetto delle regole da parte di tutti, cittadini e turisti.
Come dimostrano i commenti al nostro blog, in questi ultimi anni, al di là dei punti luce, collocati non sempre a ragion veduta, è stata fatta una politica di sviluppo edilizio selvaggio, che ha centuplicato i problemi di sicurezza.
La costruzione di interi complessi edilizi di mini-appartamenti (ieri lo steccone ed i portali, domani il PUC), affidato ad intenti speculativi e non residenziali per famiglie, e che diventano quartieri dormitorio dove gli inquilini dello stesso pianerottolo non si conoscono, non fa che portare nel territorio gente buona e gente trista.
Non é con le grida manzoniane che si risolvono questi problemi, ma invertendo la filosofia dell’amministrare, perseguendo una politica di sviluppo sostenibile e destinando le risorse alle cose che servono realmente, invece che al cemento.