
Non si è ancora sedimentato il polverone sollevato dalla candidature provinciali, dalle susseguenti battaglie elettorali, con spostamenti non rilevanti di voti nel recinto del centrodestra, dal centro verso le estreme, che si affaccia all’orizzonte un altro motivo di frizione nella coalizione di governo della città.
Corre voce, a dire il vero da prima delle elezioni europee, di un altro colpo di mano del detentore del vero potere in Comune, e cioè il doge degli Angeli.
Non contento di aver sottratto all’inizio della sindacatura al primo cittadino le poche deleghe che aveva mantenuto, come quella del personale, ed aver concentrato in capo al dirigente che dipende direttamente dal suo assessorato i settori dei lavori pubblici e dell’urbanistica, trasformandolo un mandarino della burocarazia comunale, ora si è messo in testa che l’ufficio del patrimonio, che dipende dal settore economico finanziario, debba essere trasferito nel settore dei lavori pubblici.
Non che quell’ufficio non sia sensibile alla voce del padrone, vedi la stima per la permuta di S. Ildebrando, ma è una faticaccia dover mediare con altri assessori o dirigenti.
Così facendo il nostro otterrebbe due risultati, in primo luogo potrà disporre di tutti i gangli vitali del Comune, dai lavori pubblici, all’urbanistica, dal controllo di gestione al personale, al patrimonio, che dipenderanno direttamente da lui; in secondo luogo potrà trasferire l’ennesimo ufficio a S. Maria degli Angeli, svuotando ancora di più il palazzo comunale del centro storico.
E’ sempre di questi giorni la virulenta discussione sulla nomina di un nuovo dirigente al posto dell’Arch. Marini, che va in pensione, e che potrebbe disturbare il disegno accentratore.
Nemmeno il Re Sole o Edoardo VIII ai loro tempi sono riusciti a concentrare tanto potere in una sola persona.
E loro rappresentavano qualcosa di più del 5 % dell’elettorato, ma finché c’è chi glielo permette, perché non approfittare.