In un post di qualche tempo fa avevamo attribuito questa caratteristica al sindaco Ricci, per quel suo modo un po’ curiale di adempiere alle funzioni civili di primo cittadino.
Il ruolo in questi giorni se lo è ripreso in modo fragoroso il legittimo rappresentante della Curia, Mons. Domenico Sorrentino, che ha rinverdito i fasti dei suoi predecessori medievali.
Apprendiamo che l’unico evento che in qualche modo avrebbe celebrato l’arrivo in Assisi di Giotto è stato stoppato dall’arcivescovo, per presunte incompatibilità con il luogo dove si sarebbe tenuto lo spettacolo di Dario Fo, la piazza inferiore di S. Francesco.
Ora non vogliamo mettere in discussione il magistero di Sua Eccellenza sulle questioni di carattere religioso, ma ci chiediamo se abbia questo carattere la censura preventiva su quali spettacoli permettere ad Assisi e se le canzonette di Sanremo, seppur cantate a fin di bene, siano più compatibili con i sacri luoghi di uno spettacolo teatrale.
Il punto di vista del giullare Dario Fo, anche se proveniente da un premio Nobel, potrà essere opinabile e dare adito a discussioni, ma questo è il bello della libertà di espressione artistica, tutelato dalla nostra carta costituzionale.
Abbiamo già sollevato in passato il problema delle piazze che sono pubbliche fino a prova contraria, e che sono trattate come feudi, in cui è permessa ogni forma di mercimonio ma non le manifestazioni civili che non siano gradite al clero.
Nessuno dal palazzo civico ci ha risposto, ma quando si tratta di questi problemi sembra che la città laica sia orfana o amministrata da fantasmi.