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La Mongolfiera è un'associazione politico-culturale che opera in Assisi. Questo blog vuole essere un luogo di ragionamento, di proposta, di vigilanza e di protesta.

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sabato, giugno 27

IL VESCOVO CONTE

FOTO_VESCOVO CONTE
In un post di qualche tempo fa avevamo attribuito questa caratteristica al sindaco Ricci, per quel suo modo un po’ curiale di adempiere alle funzioni civili di primo cittadino.
 
Il ruolo in questi giorni se lo è ripreso in modo fragoroso il legittimo rappresentante della Curia, Mons. Domenico Sorrentino, che ha rinverdito i fasti dei suoi predecessori medievali.
 
Apprendiamo che l’unico evento che in qualche modo avrebbe celebrato l’arrivo in Assisi di Giotto è stato stoppato dall’arcivescovo, per presunte incompatibilità con il luogo dove si sarebbe tenuto lo spettacolo di Dario Fo, la piazza inferiore di S. Francesco.
 
Ora non vogliamo mettere in discussione il magistero di Sua Eccellenza sulle questioni di carattere religioso, ma ci chiediamo se abbia questo carattere la censura preventiva su quali spettacoli permettere ad Assisi e se le canzonette di Sanremo, seppur cantate a fin di bene,  siano più compatibili con i sacri luoghi di uno spettacolo teatrale.
 
Il punto di vista del giullare Dario Fo, anche se proveniente da un premio Nobel, potrà essere opinabile e dare adito a discussioni, ma questo è il bello della libertà di espressione artistica, tutelato dalla nostra carta costituzionale.
 
Abbiamo già sollevato in passato il problema delle piazze che sono pubbliche fino a prova contraria, e che sono trattate come feudi, in cui è permessa ogni forma di mercimonio ma non le manifestazioni civili che non siano gradite al clero.
 

Nessuno dal palazzo civico ci ha risposto, ma quando si tratta di questi problemi sembra che la città laica sia orfana o amministrata da fantasmi.

postato da: mongolfiera1 alle ore giugno 27, 2009 20:05 | link | commenti (39)
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Commenti
#1    27 Giugno 2009 - 21:06
 
ha fatto bene FO danneggia la sinistra è ora che facciamo le politiche di destra. Basta parlare male di Berlusconi, Bartolini,Ricci. cosi li rafforziamo. Cosi va a finire che tra un pò anche io voterò a destra.
utente anonimo

#2    27 Giugno 2009 - 22:22
 
son solo canzonette ..... e poi portare un mangia preti alla basilca nn sia mai. meglio qualche velina è più di ... governo
utente anonimo

#3    28 Giugno 2009 - 00:44
 
il vescovo di assisi ha fatto questo? mi sarebbe sembrato strano il contrario per loro la cultura è solo sinonimo di intollerabile arroganza. vale solo il loro predicare e benedire hanno bisogno di un popolo berlusconiano per sopravvivere capaci di battersi il petto, fare abusivismo, non pagare le tasse, essere profondamente legati alla famiglia come berlusconi, e sopratutto anelare alla velina di turno. In fondo questa chiesa è complice di questo governo più che degli altri, più il premier affonda nel ridicolo, più possono chiedere in termini di fondi per le loro scuole private a discapito delle pubbliche e varie percentuali milionarie annesse e connesse, è il prezzo del loro........ Silenzio.
utente anonimo

#4    28 Giugno 2009 - 11:11
 
Non vorrei parlar male dell'arcivescovo Sorrentino, ma essendo stato scelto personalemente da papa Ratzinger non c'è da dubitare sulla sua linea ortodossa e integralista in questioni religiose e (purtroppo) non.
Il fatto che il Sacro Convento sia sotto la sua giurisdizione dimostra che ai Francescani non è data libera scelta.
Perché dunque dire un si a FO?
All'attuale curia romana e locale interessa riempire le chiese di beceri cristiani facendo leva sul timor di Dio e negando qualsiasi critica o incrinatura al proprio potere non solo sulle coscienze, ma anche sui comportamenti politici della gente.
Anche ciò testimonia la crisi e il decadimento in cui si trova la società italiana.
utente anonimo

#5    28 Giugno 2009 - 13:50
 
ROMA (Reuters) - La popolarità del presidente del Consiglio è calata di 2 punti percentuali, dal 51 al 49%, secondo un sondaggio Ispo pubblicato oggi sul Corriere della Sera.
"Da gennaio a maggio la percentuale di chi ha espresso un giudizio positivo sull'operato del presidente del Consiglio è oscillata da un minimo del 46% ad un massimo del 54%, attestandosi in media al 51%", osserva sul Corsera Renato Mannheimer, capo di Ispo. "Oggi il gradimento è pari al 49%", aggiunge, ricordando che il sondaggio è stato effettuato tra 23 e il 24 giugno su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

Secondo il sondaggista, il calo è "di misura assai inferiore a quanto molti osservatori si aspettavano", dopo le vicende personali e gli scandali sulle sue frequentazioni femminili che hanno colpito il premier negli ultimi mesi.

E proprio tra le donne, Berlusconi perde consensi. Oggi il suo seguito nel pubblico femminile è pari al 47% (era il 52% a gennaio) a fronte del 51% tra i maschi.

Rivelazioni e scandali -- deplorati apertamente da molta stampa cattolica -- sembrano aver appannato l'immagine del presidente del Consiglio "più all'estero che dentro i confini nazionali", con la maggioranza dei praticanti cattolici (54%) che continuano ad accordargli la propria fiducia, benché anche in questo caso il consenso appaia diminuito rispetto ai mesi scorsi (era al 61%).

Malgrado queste defezioni, la popolarità del premier resta dunque estesa -- circa la metà degli italiani sembra aver considerato "irrilevanti", nella formazione del proprio giudizio politico, le vicende legate alla vita privata di Berlusconi. Anzi, vi è una quota dell'elettorato, seppur ridotta (3%), che dopo le recenti vicissitudini dichiara di provare maggiore ammirazione e "invidia" nei suoi riguardi.
utente anonimo

#6    28 Giugno 2009 - 14:17
 
Checché ne dica Casini gli uomini della destra hanno fatto molto per la famiglia. Hanno trasformato le baldracche in escort. Se non sarà soltanto una questione linguistica assicurano un vero e proprio salto di qualità alle mamme.
utente anonimo

#7    28 Giugno 2009 - 14:36
 
Ariparlamo de Berlusconi?!? Dio mio quanto cazzo vivete male, fii mii. Fate veramente pena....
utente anonimo

#8    28 Giugno 2009 - 17:13
 
quel che è grave è che questa amministrazione non ha avuto i coraggio di riproporre lo stesso spettacolo magari in piazza o alla rocca. Un premio nobel non capita tutti i giorni
utente anonimo

#9    28 Giugno 2009 - 18:17
 
l'amministrazione ha annunciato Fo però già immaginava ..... la risposta del divin vescovo per cui mettetevi l'anima in pace le piazze di san francesco vanno a musicisti e veline ma mai ad un ateo blasfemo che potrebbe riempirle anche se premio nobel. Cosi nel gioco dello scarica barile l'unica a rimetterci è la città di Assisi. Silenzio
utente anonimo

#10    28 Giugno 2009 - 18:47
 
"Noi abbiamo bisogno di una squadra che sia la prossima classe di governo, che abbiamo come obiettivo il governo di questo Paese"

questa è una frase tratta dall'intervento della serracchiani penso che a sinistra tutta ci si dovrebbe riflettere e potrebbe essere un buon viatico per iniziare una discussione chiara. A quando una riunione della gente di sinistra in Assisi per potersi organizzare e lavorare per un progetto? Silenzio
utente anonimo

#11    28 Giugno 2009 - 23:05
 
Ha fatto benissimo Sua Eccellenza Sorrentino, ancora meglio l'Amministrazione . Ce ne sono di premi Nobel....
utente anonimo

#12    29 Giugno 2009 - 12:14
 
JACOPO FO attraverso internet, racconta la vicenda che coinvolge suo padre, Dario, premio Nobel per la letteratura, chiamando in causa monsignor Domenico Sorrentino, vescovo diocesano che ha negato il permesso di rappresentare uno spettacolo su Giotto sulla piazza inferiore di San Francesco.

«Il vescovo di Assisi riesce a impedire a Dario Fo di recitare un testo su Giotto di fronte alla basilica — dice il figlio Jacopo — Lo spettacolo che avrebbe dovuto essere rappresentato ad Assisi, tra il 2 e il 5 giugno, avrebbe fatto scandalo, ma non dal punto di vista religioso. Dario Fo aveva intenzione di portare il suo nuovo spettacolo che dimostra che una convinzione molto diffusa è errata. I dipinti della basilica superiore attribuiti dai libri di scuola a Giotto non sono di Giotto».

«Effettivamente ho detto un no, insieme al Consiglio episcopale e d’intesa con i frati, con delle motivazioni che non anno nulla a che vedere con il merito dello spettacolo — spiega l’arcivescovo Domenico Sorrentino — E’ una questione di opportunità legata allo spazio dove la rappresentazione voleva essere proposta, e di sensibilità nei confronti di coloro che giungono in Assisi da pellegrini».

Lo spettacolo era programmato nell’ambito delle celebrazioni per i 700 anni dall’arrivo dell’artista toscano in Assisi, attestato il 3 gennaio 1309, organizzate dall’amministrazione comunale. «Abbiamo letto il testo per renderci conto — aggiunge monsignor Sorrentino che sulla questione ha inviato una lettera al sindaco Claudio Ricci — e con rammarico abbiamo dovuto rispondere negativamente all’utilizzo della piazza per la rappresentazione proposta dal grande artista e letterato. Ci è parso inopportuno proporre questo genere in uno spazio che, pur esterno alle basiliche, è segnato dal carattere sacro del contesto al quale è legato. La nostra presa di posizione non vuole rappresentare un giudizio sull’opera di Fo, ma riteniamo che la piazza antistante la basilica non sia il luogo più adatto».

utente anonimo

#13    29 Giugno 2009 - 13:05
 
La lettera del vescovo inviata al sindaco e ai frati francescani, resa nota da Jacopo Fo sul suo sito, sull'inopportunità dello spettacolo di Dario Fo da farsi sulla piazza inferiore di S. Francesco suona come una scappatoia del classico tipo clericale: una botta al cerchio e una alla botte.
Quest'attuale vescovo elargisce divieti a destra e mancali!
Sentite l'ultima:
Ha proibito la celebrazione di matrimoni di sposi non residenti nelle chiese di Assisi e, inoltre, il divieto di manifestazioni musicali nelle chiese di Assisi che non abbiano un contenuto religioso.
Siamo arrivati all'integralismo più bieco e all'oscurantismo più becero che nulla ha a che fare con il pensiero francescano di tolleranza e apertura al modo e alla tradizione culturale e musicale della città.
I cittadini e l'amministrazione devono prendere una posizione netta di contrasto a questa tendenza oscurantista.
utente anonimo

#14    29 Giugno 2009 - 13:11
 
Il testo di Jacopo Fo sul divieto del vescovo di Assisi:

Il vescovo di Assisi riesce a impedire a Dario Fo di recitare un testo su Giotto di fronte alla basilica.
Ancora una volta un malinteso senso del sacro porta le gerarchie ecclesiastiche a praticare la censura.
Lo spettacolo che avrebbe dovuto essere rappresentato ad Assisi, tra il 2 e il 5 giugno avrebbe certamente fatto scandalo. Ma non dal punto di vista religioso. Dario Fo aveva intenzione di portare il suo nuovo spettacolo che dimostra che una convinzione molto diffusa è errata.
I dipinti della basilica superiore attribuiti dai libri di scuola a Giotto non sono di Giotto.
E la cosa interessante è che oltretutto la rappresentazione aveva avuto l’appoggio dei frati francescani di Assisi, anch’essi dell’opinione che quei dipinti straordinari siano da attribuire ad altri grandi maestri del tempo.
Su questa tesi Dario Fo ha costruito una lezione-spettacolo divisa in 3 serate, un tempo indispensabile per argomentare la propria tesi basandosi su diversi particolari storici e tecnici. In particolare il fatto che ogni scuola da quella Romana a quella Toscana si avvaleva di una tecnica pittorica particolare e diversa, nonché di sagome fisse e articolate in modi differenti per riprodurre il disegno.
Tutti questi elementi tecnici procurano una specie di impronta digitale nascosta dentro il dipinto, impronta che ci assicura come nella navata della Basilica Superiore di Assisi Giotto non abbia partecipato con un proprio gruppo all’esecuzione degli affreschi se non come semplice assistente o allievo.
Ma l’importanza culturale dell’opera che si voleva rappresentare e il sostegno del sindaco di Assisi Claudio Ricci non sono riusciti a convincere il vescovo Domenico Sorrentino a ritirare il suo veto.
Vanno bene le canzonette di fronte alla basilica di San Francesco, vanno bene le ragazze danzanti e perfino i numeri da cabaret ma, per favore, niente storia dell’arte!
Incredibile, che nel 2009, in Italia si vieti a un premio Nobel di parlare di pittura di fronte a una chiesa.

Lo spettacolo Giotto o non Giotto sarà rappresentato in luglio il
2-3 Cesena alla Rocca Malatestiana
8-9 Firenze di fronte alla basilica di Santa Croce
24-25 Perugia nella piazza di San Francesco in Campo
utente anonimo

#15    29 Giugno 2009 - 13:20
 
Il divieto del vescoovo di Assisi che proibisce a Dari Fo di presentare il suo spettacolo su Giotto sulla piazza inferiore di S. Francesco ripropone in modo ancora più urgente la questione non chiarita sulla proprietà della stessa piazza.
Ovvero se è una proprietà comunale o vaticana.
Invitiamo l'attuale amministrazione ad accellerare la disputa in modo da chiarirne la proprietà e invitiamo i frati e il vescovo a fare un passo indietro per il bene della città, della sua tradizione e della sua storia.
utente anonimo

#16    29 Giugno 2009 - 15:09
 
ma insomma siamo in una città dello stato vaticano oppure in una libera città dove si rispettano le diverse opinioni? Il clero fa quello che vuole perché le istituzioni laiche sono impegnate solo a fare affari e clientele.
utente anonimo

#17    29 Giugno 2009 - 15:39
 
Purtroppo il signor Sorrentino è personaggio estremamente ritroso al concetto di laicità, pluralismo e libertà di pensiero e religione. Ne è dimostrazione il tentativo di calarsi con vigore nell'ambito del Calendimaggio. Ma non poteva essere altrimenti in quanto persona di fiducia del signor Ratzinger, altra persona ancor più ritrosa a tali concetti.

In uno stato in cui la libertà di religione è sancita dalla costituzione, i cattolici hanno la tendenza a voler essere "più uguali degli altri" come i maiali nella «fattoria degli animali» di Orwell.

Curioso che lo facciano in uno stato nato su principi anticlericali (non anticattolici) il XX settembre del 1870 al grido di «O Roma, o morte!». E che coloro che hanno concesso alla chiesa privilegi siano morti uno fucilato e appeso a testa all'ingiù a Piazzale Loreto e l'altro all'estero perchè condannato in patria a 11 anni di galera.

Il Montalembert e la sua formula ripresa dal Cavour, Libera Chiesa in libero Stato, sono ormai andati a farsi friggere? Si, la risposta è si se si è succubi delle ritorsioni in termini di voti delle anime cattoliche. Se per ogni critica alla chiesa cattolica la risposta è l'indignazione. Il Risorgimento e i suoi Eroi, sono dunque caduti nel dimenticatoio se si permette all'erede di Pio IX di attraversare in pompa magna Via del Plescito.

Ricordatevene o voi che davanti alla televisione o allo stadio cantate l'Inno di Mameli, morto a 22 anni per difendere la Repubblica Romana dal ritorno del papa re!
utente anonimo

#18    29 Giugno 2009 - 18:23
 
il popolo è con la chiesa
utente anonimo

#19    29 Giugno 2009 - 18:51
 
parole sante ....... il popolo è con la chiesa ...... e la chiesa è con berlusconi sempre e comunque questa pia moralità è degna di santità.
utente anonimo

#20    30 Giugno 2009 - 07:01
 
Se il comune di Assisi fosse amministrato da persone veramente libere, non chiederebbe al vescovo l’uso della piazza, glielo comunicherebbe e basta. Così che lo spettacolo di Dario Fò e qualsiasi altro spettacolo degno vi si possa allestire. Libero il vescovo di dire di no, libero il comune di usare come crede una propria piazza. Tutti i cittadini liberi, anche quelli a cui non piace Dario Fò dovrebbero pretenderlo, poi magari non guardare lo spettacolo o giudicarlo liberamente. Detto questo gli interventi a favore della posizione di Fò e di critica nei confronti del vescovo dovranno essere riconsiderati.
Innanzitutto l’idea che i dipinti non siano di Giotto non è originale (e sbagliata) lo sostennero già altri e, con le argomentazioni di Fò, Federico Zeri e Zanardi, in particolare nel Cantiere di Giotto, argomentazioni degne di miglior causa che non la polemica filo romana antifiorentina. Comunque c’è un’ampia stampa locale e nazionale che confuta, poi sorvola.
Il vescovo ha assunto una posizione irragionevole, soltanto qualche giorno fa lì c’è stato uno spettacolo poco francescano, se non nelle intenzioni. E dire che il suo arrivo qui rappresenta una sorta di cacciata da Roma proprio da parte di Ratzinger, uno dei suoi primi atti da papa(!), in quanto l’ufficio di cui Sorrentino era segretario aveva deliberato contro l’effettuazione della messa in latino. Anche su questo la stampa è stata prodiga. A beneficio del popolo
utente anonimo

#21    30 Giugno 2009 - 12:05
 
santa città via i peccatori contro la fede ..... si apra a veline migno.. no scusate escort, prodighi avvocati da consumatori finali, frequentatori di minorenni, questi si uomini pii e giusti degni di una assoluzione. che bella autonomia l'amministrazione sempre in ginocchio davanti al vescovo conte e anche se la dignità su questa terra è perduta avranno nella vita eterna grande splendore. amen
utente anonimo

#22    30 Giugno 2009 - 12:24
 
Il Nobel lo ritiene troppo giovane
per aver dipinto gli affreschi di Assisi.
Il prelato: no allo show
ALESSANDRA CRISTOFANI
ASSISI (Perugia)
Giotto non si tocca. Parola di vescovo. Monsignor Domenico Sorrentino, presule delle 63 parrocchie di Assisi, lo ha detto a chiare lettere. Poco importa se Dario Fo è un premio Nobel. Lui, pastore di oltre ottantamila anime, all’artista ha consigliato di cambiar aria, di portare altrove lo spettacolo «Giotto o non Giotto?», che avrebbe dovuto andare in scena nella piazza davanti alla basilica superiore di Assisi. Perché il veto? Qualche motivo di natura religiosa, neppure troppo sorprendente in un autore come Fo, mai troppo tenero con il clero? Tutt’altro: a irritare il vescovo Sorrentino è il contenuto «culturale» del monologo, nel quale Fo afferma che gli affreschi della basilica con le storie di San Francesco non sono attribuibili a Giotto come vorrebbe la tradizione.

Così la terra di Francesco respinge oltre i confini della Curia la disputa artistico-culturale sulla paternità del ciclo pittorico della navata della basilica e difende a tutti i costi una verità artistica un po’ traballante. Lo fa il vescovo, che trova molti concittadini disposti a seguirlo. «Gli affreschi non sono di Giotto? A che serve questa verità - si chiedono - Tanto i pellegrini non lo saprebbero mai e serve soltanto a far crollare una magnifica illusione agli ultimi poveri assisani. Che ce la lascino, questa illusione...». Replica, amareggiato, Dario Fo: «Questo è il segno dei tempi. E' davvero un'espressione di quel retrivo conservatorismo culturale per il quale ogni alterazione dello status quo diventa un atto di blasfemia». Per Dario Fo il veto del vescovo allo spettacolo - un monologo di cinque ore in due serate - altro non è che una forma di «censura preventiva». E dire che sia Claudio Ricci, sindaco del centrodestra di Assisi, sia i frati del Sacro Convento, non avevano trovato nulla che facesse gridare allo scandalo.

Invece, in prossimità del debutto, è arrivata la bocciatura vescovile. «Qui non si può stare», hanno riferito agli organizzatori della rappresentazione. «Mai più spettacoli di fronte alla facciata della chiesa», hanno spiegato. E intanto, nella stessa piazza, era stato montato il palco, le luci, gli amplificatori per il concertone del 12 giugno, con Renato Zero, Raf, Tiziano Ferro. «Vanno bene le canzonette di fronte alla basilica di San Francesco, vanno bene le ragazze danzanti e perfino i numeri da cabaret ma, per favore, niente storia dell'arte», attacca, con una battuta, il figlio di Dario, Jacopo. Che spiega: «Ancora una volta un malinteso senso del sacro porta le gerarchie ecclesiastiche a praticare la censura».

Eppure, Dario Fo, che da perfezionista qual è si è documentato per quattro anni prima di decidere di portare in scena il contestato spettacolo, non è né il primo né il solo a sostenere che i dipinti di Giotto non sono di Giotto. Bruno Zanardi, che ha lavorato per anni alla ripulitura degli restauri degli affreschi della basilica di Assisi, ritiene che la maggior parte dei ventotto riquadri del ciclo francescano di Giotto sia in realtà attribuibile al pittore romano Pietro Cavallini. A corroborare la sua tesi anche un nome del calibro di Federico Zeri che non esitò a firmare la prefazione del volume di Zanardi, «Il cantiere di Giotto», edito nel '96. Sulla questione Giotto-non Giotto, Dario Fo - da Cesena dove si trova da qualche giorno per le prove dello spettacolo, previsto in anteprima nazionale per il 2 e 3 luglio - trova il tempo, di discettare su questioni propriamente tecniche: «In primo luogo Giotto era troppo giovane per poter avere un incarico così importante, anche se bisogna riconoscere che in un'epoca in cui a cinquant'anni si era già considerati vecchi, a venticinque si poteva a buon diritto ritenersi uomini decisamente maturi».

Quanto allo stile più di un elemento indurrebbe a credere che sia stata la mano di Cavallini e non quella di Giotto a realizzare il ciclo pittorico: «Basti pensare - si infiamma Fo - alla tecnica di stesura del colore, alle ombre, alle velature, all'uso dell'appretto». Dario Fo del suo studio su Giotto potrebbe andar avanti a parlare per ore. Ha studitao tutto nei minimi dettagli, per giorni, mesi, anni. L'unica cosa che forse gli è sfuggita, quella cui non si è ancora abituato («nonostante alla censura ho ormai un allenamento di sessant'anni»), è proprio il rischio dell'esilio, l'ostracismo dettato dalla paura di una qualche grana. «Perché, sa? - ammette - Dario Fo, qualche noia la porta di sicuro».

dalla stampa di torino
utente anonimo

#23    30 Giugno 2009 - 12:51
 
Il Nobel lo ritiene troppo giovane
per aver dipinto gli affreschi di Assisi.
Il prelato: no allo show
ALESSANDRA CRISTOFANI
ASSISI (Perugia)
Giotto non si tocca. Parola di vescovo. Monsignor Domenico Sorrentino, presule delle 63 parrocchie di Assisi, lo ha detto a chiare lettere. Poco importa se Dario Fo è un premio Nobel. Lui, pastore di oltre ottantamila anime, all’artista ha consigliato di cambiar aria, di portare altrove lo spettacolo «Giotto o non Giotto?», che avrebbe dovuto andare in scena nella piazza davanti alla basilica superiore di Assisi. Perché il veto? Qualche motivo di natura religiosa, neppure troppo sorprendente in un autore come Fo, mai troppo tenero con il clero? Tutt’altro: a irritare il vescovo Sorrentino è il contenuto «culturale» del monologo, nel quale Fo afferma che gli affreschi della basilica con le storie di San Francesco non sono attribuibili a Giotto come vorrebbe la tradizione.

Così la terra di Francesco respinge oltre i confini della Curia la disputa artistico-culturale sulla paternità del ciclo pittorico della navata della basilica e difende a tutti i costi una verità artistica un po’ traballante. Lo fa il vescovo, che trova molti concittadini disposti a seguirlo. «Gli affreschi non sono di Giotto? A che serve questa verità - si chiedono - Tanto i pellegrini non lo saprebbero mai e serve soltanto a far crollare una magnifica illusione agli ultimi poveri assisani. Che ce la lascino, questa illusione...». Replica, amareggiato, Dario Fo: «Questo è il segno dei tempi. E' davvero un'espressione di quel retrivo conservatorismo culturale per il quale ogni alterazione dello status quo diventa un atto di blasfemia». Per Dario Fo il veto del vescovo allo spettacolo - un monologo di cinque ore in due serate - altro non è che una forma di «censura preventiva». E dire che sia Claudio Ricci, sindaco del centrodestra di Assisi, sia i frati del Sacro Convento, non avevano trovato nulla che facesse gridare allo scandalo.

Invece, in prossimità del debutto, è arrivata la bocciatura vescovile. «Qui non si può stare», hanno riferito agli organizzatori della rappresentazione. «Mai più spettacoli di fronte alla facciata della chiesa», hanno spiegato. E intanto, nella stessa piazza, era stato montato il palco, le luci, gli amplificatori per il concertone del 12 giugno, con Renato Zero, Raf, Tiziano Ferro. «Vanno bene le canzonette di fronte alla basilica di San Francesco, vanno bene le ragazze danzanti e perfino i numeri da cabaret ma, per favore, niente storia dell'arte», attacca, con una battuta, il figlio di Dario, Jacopo. Che spiega: «Ancora una volta un malinteso senso del sacro porta le gerarchie ecclesiastiche a praticare la censura».

Eppure, Dario Fo, che da perfezionista qual è si è documentato per quattro anni prima di decidere di portare in scena il contestato spettacolo, non è né il primo né il solo a sostenere che i dipinti di Giotto non sono di Giotto. Bruno Zanardi, che ha lavorato per anni alla ripulitura degli restauri degli affreschi della basilica di Assisi, ritiene che la maggior parte dei ventotto riquadri del ciclo francescano di Giotto sia in realtà attribuibile al pittore romano Pietro Cavallini. A corroborare la sua tesi anche un nome del calibro di Federico Zeri che non esitò a firmare la prefazione del volume di Zanardi, «Il cantiere di Giotto», edito nel '96. Sulla questione Giotto-non Giotto, Dario Fo - da Cesena dove si trova da qualche giorno per le prove dello spettacolo, previsto in anteprima nazionale per il 2 e 3 luglio - trova il tempo, di discettare su questioni propriamente tecniche: «In primo luogo Giotto era troppo giovane per poter avere un incarico così importante, anche se bisogna riconoscere che in un'epoca in cui a cinquant'anni si era già considerati vecchi, a venticinque si poteva a buon diritto ritenersi uomini decisamente maturi».

Quanto allo stile più di un elemento indurrebbe a credere che sia stata la mano di Cavallini e non quella di Giotto a realizzare il ciclo pittorico: «Basti pensare - si infiamma Fo - alla tecnica di stesura del colore, alle ombre, alle velature, all'uso dell'appretto». Dario Fo del suo studio su Giotto potrebbe andar avanti a parlare per ore. Ha studitao tutto nei minimi dettagli, per giorni, mesi, anni. L'unica cosa che forse gli è sfuggita, quella cui non si è ancora abituato («nonostante alla censura ho ormai un allenamento di sessant'anni»), è proprio il rischio dell'esilio, l'ostracismo dettato dalla paura di una qualche grana. «Perché, sa? - ammette - Dario Fo, qualche noia la porta di sicuro».
utente anonimo

#24    30 Giugno 2009 - 15:59
 
Qualcuno sa cosa abbia veramente detto il vescovo? Qualcuno glielo ha chiesto? Ha ricevuto una risposta? Conta poi veramente qualcosa quello che dice il vescovo per fare uno spettacolo dove si sostiene una tesi opinabile, davanti alla basilica? Se oltre Giotto ci fosse anche Cavallini -cosa molto improbabile -nella basilica di S. Francesco d'Assisi, sarebbe un danno? Lo chiederò al vescovo.
utente anonimo

#25    30 Giugno 2009 - 17:47
 
Il vescovo Sorrentino non è stato altrettanto sollecito nel proibire l'uso di piazza san Rufino a parcheggio per auto, anche se la dignità del luogo lo imporrebbe, e tantomeno di risparmiare quei tanti denari per farsi costruire da raffinati artigiani il suo tronetto in preziosi legni dove sedere quando si reca in cattedrale. Questa città di proprietà di frati e monache ICI esenti, nonostante i grandi possedimenti non sentiva certo il bisogno della presenza di un altro prepotente che del nostro territorio nulla conosce e nulla rispetta. Non basta avere un abito "talare" per cercare di imporre scelte al di sopra delle "minoranze" che se pur tali, vivono in questa città da sempre. Signor Sorrentino,una melodia che tanto agli italiani piace recita - Torna a Surriento-
utente anonimo

#26    30 Giugno 2009 - 22:21
 
ma il vescovo ha vietato le piazze di Assisi perchè Fò affermava che le pitture non erano di Giotto o perchè Dario Fò è un noto anticlericale, ricordo che ancora è attuale una leggina, si capisco di poco conto e che a breve sarà sicuramente superata, che si chiama costituzione che recita all' Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
all'art 7 : Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
art 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Comprendo che il vescovo in Assisi detta oramai le sue regole a mondo economico e politico ma oltre alla mongolfiera che ha suscitato il problema l'altra opposizione cosa fà attende prima di parlare il bene placido del vescovo o che li convochi per una benedizione solenne? della maggioranza non parlo loro per usi e costumi sono molto legati ai precetti della chiesa come berlusconi. Silenzio



utente anonimo

#27    30 Giugno 2009 - 22:56
 
Rispondo all'utente 25. Non occorre l'abito " talare " per cercare di imporre scelte, ma occorre invece educazione e rispetto nel rivolgersi verso altre persone . Non mi sembra che nel suo commento ci sia rispetto nei confronti degli altri, nel caso specifico nei confronti di Monsigmor Sorrentino.
utente anonimo

#28    30 Giugno 2009 - 22:59
 
Ho notato che Silenzio pone sempre l'accento sulla parolina " so "...adesso anche su Fo ?
utente anonimo

#29    30 Giugno 2009 - 23:10
 
òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùààààààààààààààààààààààààààààààààà. cosi hai qualcosa da notare in più ..... almeno qualcuno mi legge. Silenzio
utente anonimo

#30    30 Giugno 2009 - 23:12
 
il rispetto caro utente del 27 può essere dato solo a chi lo dimostra nella vista quotidiana di tutti i giorni non certo a chi l'impone con l'arroganza dell'abito talare che veste. Silenzio
utente anonimo

#31    30 Giugno 2009 - 23:12
 
vita e non vista azz
utente anonimo

#32    30 Giugno 2009 - 23:39
 
Però...spiritoso Silenzio !!!! Non si sarebbe detto.
utente anonimo

#33    01 Luglio 2009 - 08:56
 
A onor del vero:
1. I frati avrebbero (forse) voluto lo spettacolo di FO
2. Il vescovo Sorrentino ha dal giorno della sua investitura giurisdizione sulle Basiliche (S. Francesco e Porziuncola) su espressa direttiva di Ratzinger (contrariamente alla tradizione che lasciava i frati liberi di scelat)
3. L'amministrazione comunale ha abbandonato l'annosa disputa sulla proprietà della piazza inf. di S. Francesco e i frati, annettendola al Sacro Convento, di fatto si sentono padroni.
4. Il Vescovo non interviene sulla questione del parcheggio sul sagrato della cattedrale di S. Rufino, cosa ben più importante per Assisi che non lo spettacolo di FO.
Anche su questa piazza c'è un contenzioso con il Comune sulla proprietà. La giunta tace, gli assisani sono assenti e il clero fa quello che vuole (come sempre...).

"Turna a Surriento" è proprio la battuta del secolo. Mi compiaccio!
utente anonimo

#34    01 Luglio 2009 - 11:52
 
il prossimo consiglio comunale sarà fatto al vescovado ..... e dopo che avranno parlato tutti sarà letto il messaggio del vescovo che indicherà la giusta via a tutti. amen
utente anonimo

#35    01 Luglio 2009 - 19:50
 
A PROPOSITO DEL CONSIGLIO COMUNALE.
Sapete del blitz di Madre Teresa da Calcutta, al secolo lady FABBRI, EX PRESIDENTE II.RR.BB, DONNA GRAZIA FABBRI ?
Per protesta contro il suo siluramento ha stampato su carta intestata dell'II.RR.BB, tutto un documento a futura memoria, delle sue meravigliose prestazioni.
Insultando quanti più non se ne può, dagli amministratori a tutti malcapitati sotto i suoi attacchi velenosi a cominciare dal Sindaco e tutta l' amministrazione, non averla confermata, lei tanto brava e tanto bella alla guida dell'ente, dove ha provocato i tanti disastri che presto verranno alla luce, magari con un intervento della Corte dei CONTI, che controllerà i rapporti con la OROHOTEL,che si dice non paghi l'affitto e che chiamerebbe in giudizio l' Ente per inadempienza, con risarcimenti milionari.
Quel documento, quella sorta di falso vergognoso DE PROFUNDIS sarà la fonte di numerose querele.
L'ho chiamato il bliz della Santa Madre Teresa da Calcutta, perchè lo ha fatto trovare sui banchi del consiglio comunale,non si capisce quanto legittimamente.
Vi consiglio di leggerlo e vi assicuro che siamo alle comiche.
utente anonimo

#36    01 Luglio 2009 - 20:30
 
vi consiglio di leggerlo ........ già fosse facile trovarlo Silenzio
utente anonimo

#37    02 Luglio 2009 - 11:23
 


Nel citato " DE PROFUNDIS " , la badessa scrive per due volte -,,, spazzi.... con due z.
Con due z si scrive un' altra cosa.
Ricordi ?
utente anonimo

#38    04 Luglio 2009 - 20:50
 

Un'ora sola ti vorrei.......

tuo pp
utente anonimo

#39    04 Luglio 2009 - 20:55
 


Non ti vediamo più passare per piazza, sculettando mascherata
con cappello e occhiali scuri.
Cosa succede, ti vergogni ?
utente anonimo

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